La sfida di essere se stessi

Sono un ragazzo di 27 anni, commetto errori di continuo, ho poca esperienza e non ho ancora capito cosa voglio fare da grande. Parlo poco e ascolto molto; ascolto tutti quelli che hanno voglia di condividere un frammento della loro vita, con una battuta, un aneddoto o un racconto. Ascolto chi pensa di poter aiutare gli altri e chi li vuole confondere, chi racconta storie di vita vissuta da qualcun altro e chi non teme il giudizio. Osservo chi ha ancora l’immaginazione di un bambino, e chi ha davvero un mondo da narrare, e si nasconde dietro degli occhi troppo stanchi.

Siamo circondati da storie di vincenti, chi ce la fa scrive sempre la storia, ma gli ultimi? Chi vuole dare voce a quelli che scelgono di rimanere se stessi? L’unica cosa in grado di entusiasmarmi ancora è l’umanità, il coraggio di togliersi la maschera e uscire dal mondo patinato in cui troppo spesso scegliamo di vivere. Per De André gli unici a essere se stessi sono i bambini, i matti e i solitari. Io ho scelto di essere tutti e tre: un bambino, per stupirmi ogni giorno; un matto, per andare oltre le convenzioni; un solitario, per apprezzare il valore delle persone.

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