La musica è anche una donna

Studiando la Storia è facile comprendere che le donne sono da sempre considerate semplici accessori, o meglio, non sono considerate affatto. Inutile raccontare le ingiustizie estreme che nel corso dei secoli sono state costrette a subire, per non parlare di quelle che anche oggi vengono compiute a loro spese, nel 2020, negli anni in cui dovremmo in realtà aver capito che tra uomo e donna non è ammissibile alcuna differenza di diritti, oltre che di dignità.

È stata fatta indubbiamente molta strada e per fortuna oggi la situazione (almeno in alcuni Paesi) è migliorata nettamente, ma ci sono ancora molti settori del lavoro, ad esempio, in cui le donne non ricevono il riconoscimento che meriterebbero…o non hanno la possibilità di mettersi in gioco per raggiungerlo.
Uno di questi settori è la musica.

Se la percentuale di donne compositrici nella storia è vicina allo zero, non dovrebbe stupire che in gran parte delle Fondazioni sinfoniche del mondo la maggioranza degli esecutori sia composta da uomini. Come detto, nulla di strano.
Anna Beer, nel suo libro “Note dal silenzio”, riferendosi alle pochissime donne compositrici, ovviamente dimenticate, scrive che “ciascuna di queste donne ha rifuggito, affrontato e ignorato le ideologie e le consuetudini che cercavano di escluderle dal mondo della composizione”. Vale il medesimo concetto anche per tutte quelle donne che, in questo periodo storico, desiderano fare della musica il loro mestiere e lavorare in orchestra. Arrendersi ai pregiudizi sarebbe una sconfitta non solo per tutte coloro che ambiscono a fare questo lavoro ora, ma anche per le donne del passato che hanno cercato di “rompere le consuetudini” a favore della parità di genere.

Un interessante studio condotto dalla violoncellista Amy Phelps rivela che nel corso degli anni le donne sono state scoraggiate a suonare strumenti ritenuti prettamente maschili (come ottoni, percussioni, contrabbasso) perché considerati “forti e grandi”. E la conclusione che la stessa Phelps ne trae è che “la nostra società non vuole che le donne siano forti”. Probabilmente è così. Forse qualcuno ha paura di scoprire che le donne possono riuscire a fare qualcosa anche meglio degli uomini…e non sarebbe la prima volta.

Va da sé che la discriminazione riguarda anche l’aspetto economico, visto che i ruoli di “prime parti” in orchestra sono ricoperti per il 79% da uomini.

L’esempio più evidente di disparità di genere (e discriminazione) è costituito dal famoso caso di Sabine Meyer, giovane clarinettista che nel 1984, a soli 24 anni, venne ammessa da Herbert von Karajan nei Berliner Philarmoniker, tutt’ora una delle più importanti orchestre al mondo (fino a quel momento costituita esclusivamente da esecutori uomini) e della quale lo stesso Karajan era direttore stabile. Verso la fine dell’estate di quell’anno si attende con trepidazione l’inaugurazione del Festival d’Estate di Salisburgo, quando si scatena una tempesta di dimensioni epocali tra i 120 orchestrali della Filarmonica e il loro direttore stabile. A seguito della proposta di quest’ultimo di affidare alla Meyer il prestigioso ruolo di primo clarinetto, l’orchestra risponde con un divieto assoluto. Così, il rapporto tra i filarmonici e Karajan si incrina pericolosamente fino alla definitiva e brusca rottura, dopo 35 anni di collaborazione più che fruttuosa. Almeno possiamo consolarci pensando che un personaggio come Karajan, seppur controverso per certi aspetti, ha avuto il coraggio di dare sostegno ad una donna che avrebbe meritato il rispetto di tutti.
Per inciso, oggi Sabine Meyer ha 61 anni e nel corso della sua carriera ha suonato con le più importanti orchestre del mondo, tra le quali i Wiener Philharmoniker, la Chicago Symphony, la London Philharmonic, la NHK Symphony di Tokyo, le Orchestre delle Radio di Vienna, Basilea, Varsavia, Praga, Budapest ed è una delle clarinettiste di maggior talento del pianeta.

Quindi, magari, la morale è che alla fine le donne, forti come sono, in qualche modo per fortuna ce la fanno sempre e non hanno certo bisogno di imporsi sui loro colleghi uomini per sentirsi realizzate.

Purtroppo la stessa Storia ci insegna che non possono aspettarsi altrettanto dagli uomini.

(fonti corriere.it, giornale.it, culturefuture.net)

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