DUBLINO sempre più Orange: musica e mistero

Oggi abbiamo come ospite per il nostro appuntamento con le Orange Talks un ospite un po’ particolare, sempre legato al mondo dell’arte e della musica ma che, tuttavia, preferisce rimanere nell’anonimato.

In molti si sono domandati chi si nasconde dietro il volto del rapper padovano DUBLINO che ha scatenato anche la nostra curiosità e siamo andati a conoscerlo di persona.

Il nome ricorda tanto un personaggio della Casa di Carta, e infatti, come i famosi rapinatori della fortunata serie di Netflix, anche DUBLINO (scritto rigorosamente in capslock) non si mostra mai in volto per una precisa scelta artistica.

Beh, intanto grazie di essere intervenuto nella nostra rubrica! Cominciamo con la classica domanda di rito: chi è DUBLINO?

Semplicemente un ragazzo che ha un fuoco dentro che arde e ha la necessità di far sprigionare le fiamme all’esterno attraverso l’unica forma artistica che ritiene totalizzante per ciascun essere umano: la musica.

Probabilmente è una domanda scontata, ma quasi d’obbligo: da dove deriva il nome “DUBLINO”?

Dublino è una città che amo, una città che pullula di arte ed artisti, soprattutto in campo musicale, inoltre ha per me un grande significato simbolico.

Tralasciando i grandi nomi del panorama internazionale che trovano le proprie radici nella capitale irlandese, ciò che rappresenta il cuore pulsante della città sono sicuramente i numerosi artisti di strada che quotidianamente si esibiscono per le vie di Dublino.

Sono ragazzi animati da una passione vera, nelle loro esibizioni, se mai vi capita di vederle, traspare emozione, gioia, autenticità, a volte anche sofferenza, la stessa sofferenza che si trasforma in energia musicale positiva.

In ogni pub che si rispetti c’è un artista che si esibisce dal vivo ogni sera; la tradizione vuole che siano qualcosa più di semplici cantanti, devono raccontare una storia, proprio quello che vorrei essere io: un moderno cantastorie di uno spaccato di realtà, la mia, che ha la pretesa di essere estesa alle emozioni di tutti coloro che hanno la curiosità di lasciarsi trasportare dalle mie storie.

Molto interessante, parli molto di storie, meno di musica. Ci racconti un po’ il tuo percorso artistico?

Non mi definisco musicista in senso compiuto, ovvero, sono un artista nel campo musicale, ma il mio punto di partenza sono sempre le parole. Per questo mi piace più essere definito “paroliere” che “musicista”.

In tutte le mie canzoni punto molto sulla forza delle parole, sulle immagini che riescono a proiettare nella mente di chi ascolta, sulle sensazioni che provocano, sulle differenti chiavi di lettura che derivano da una metafora.

Ho iniziato scrivendo poesie, a 18 anni ho scoperto la chitarra e da lì ho pensato che la mia necessità di comunicare sarebbe stata ancora più efficace attraverso la musica.

Da quel momento ho imparato a suonare da autodidatta, iniziando a registrare i primi brani da pc, per poi caricarli su YouTube.
Ancora adesso ho uno stile caratterizzato da un sound molto “artigianale”, i miei brani non sono registrati in studio, mi arrangio da puro autodidatta, la sfida è far trasparire le parole prima della melodia e della qualità di registrazione.

Al giorno d’oggi chiunque con un minimo di autotune e una discreta base potrebbe improvvisarsi cantante, ma un artista lo si nota subito: per questo cerco di mantenere la mia identità di ragazzo che ha iniziato nella sua “cameretta”, con una semplice chitarra e un microfono.

La scrittura non mi ha mai abbandonato, tante volte nasce prima il testo della melodia, soprattutto da quando sono passato dal cantautorato classico al rap.

Ah, e tante volte c’è da dire che il testo rimane tale: penso di aver perso il conto dei fogli sparsi nella mia scrivania che contengono una canzone senza melodia, scritta di getto, abbandonata e ripresa a distanza di tempo, cambiata, stravolta, adattata.

So che stai scrivendo un libro, una sorta di romanzo autobiografico, intitolato Iperbole, la nascita di una canzone. Come nasce una canzone?

Mi conosci molto bene! Diciamo che la strada del libro è ancora molto lunga, ma ho deciso durante il lockdown di buttarmi in questa nuova sfida. Mi sono accorto che scrivere un libro non è per niente facile come mi ero immaginato. Sono uno che ama scrivere, ma con un libro, soprattutto se romanzo, servono costanza, disciplina e una “feroce” determinazione.

Di autobiografico c’è solo la passione di un ragazzo che, come me, ama la musica e sogna di trasformarla in una professione.

È la storia di un viaggio, sia fisico attraverso l’Europa, che interiore, in un continuo andirivieni di emozioni e storie che porteranno il protagonista al componimento della sua prima canzone.

Quindi per tornare alla domanda sul come nasce una canzone, una canzone nasce sempre da una storia, non necessariamente importante, ma che lascia uno strascico tale da dover essere trasformata in musica. È un passaggio naturale, se la si cerca può anche non arrivare mai, molto spesso le canzoni nascono quando meno te le aspetti, proprio come un amore.

I temi che tratti nelle tue canzoni sono i più vari, anche se a farla da padrone è spesso proprio l’amore. In quarantena è nata una canzone un po’ particolare, con un titolo enigmatico: Spleen.

Esatto, Spleen è nata proprio nel periodo del lockdown. Avevo molto tempo e devo dire che da un punto di vista artistico è stato sfruttato appieno. 

Spleen deriva dal termine decadente di poeti come Baudelaire, riferito al disagio esistenziale e il senso di inadeguatezza al mondo circostante. È una sensazione che ho provato proprio in quel periodo, così insensato che mi ha riportato a riflettere sugli stati della coscienza umana.

La canzone parla di questo, ma anche di speranza, la speranza data dai rapporti umani e dai gesti semplici come un abbraccio, in grado di far tremare “anche i muri a Roma”.

Sicuramente la centralità dei rapporti umani è un punto in cui puntiamo molto anche all’interno della nostra community, quindi, per concludere, perché ti senti anche tu un po’ “orange”?

Mi sento orange perché penso che poche cose siano importanti come la libertà di espressione artistica. Chiunque abbia questa necessità di comunicazione è giusto che intraprenda questa strada, anche solo come hobby, come passione, come gioco. Ma non deve mai mancare la spinta che ci distingue come esseri umani, l’unicità data dalle emozioni.

Sono orange perché credo fortemente nella forza dei rapporti umani e nell’onda positiva che può generare chi è unito da un ideale comune.

Sono orange perché, in fondo, non c’è niente di più bello che poter essere sé stessi, anche con un altro nome.

Grazie DUBLINO, speriamo di poterti ritrovare presto, magari per parlare del tuo primo libro!

Per chi fosse interessato a conoscere meglio DUBLINO ecco i riferimenti social:

https://www.facebook.com/Dublinomusic/

https://www.instagram.com/dublino_official/

https://www.youtube.com/channel/UCbr2Ek0aobcL2JcJE_KO4Ig/videos

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