Una flotta unita verso il futuro

Proprio qualche mese fa è successo l’impossibile, è successo una cosa che pensavamo potesse accadere solo nei film: l’intero mondo si è bloccato. 

Non è più possibile nessuno spostamento, nessun assembramento, cinema, bar e locali in cui eravamo abituati a ritrovarci sono chiusi, gli eventi annullati e rimandati a data da destinarsi. Non posso che domandarmi come tutto ciò sia stato possibile, come ha fatto un virus a bloccare un mondo intero?

Partiamo dal presupposto che al giorno d’oggi i confini fisici e non, come muri, confini e dogane, non hanno nessuna efficacia contro questo tipo di problema, tutt’altro. Aggiungerei che in generale le costruzioni artificiali non hanno mai risolto nessun tipo di problema; vedi il muro di Berlino, oppure il muro che separa gli Usa dal Messico che, nonostante sia ancora presente, non ferma quei flussi migratori che ci sono e sempre ci saranno. 

Oggi viviamo in un mondo globalizzato, possiamo partire dall’Italia e arrivare a Nuova Delhi o qualche altra città dall’altra parte del mondo in poche ore, decine di migliaia di voli vengono effettuati ogni giorno in tutto il mondo, possiamo mangiare ogni pietanza esotica restando comodamente nella nostra città, o addirittura restando sul divano, tramite i vari servizi delivery.

Tutte queste comodità inevitabilmente hanno un prezzo, e il prezzo da pagare è proprio quello che stiamo subendo in questo periodo: un virus che pensavamo si trovasse dall’altra parte del mondo, che in un batter d’occhio si è materializzato da noi e che ci costringe a un isolamento forzato.

Non mi sento di fare polemica su come il problema sia stato gestito dal governo che, a mio avviso, ha reagito più che bene l’emergenza, anticipando di molto le misure adottate in seguito dagli altri paesi dell’Unione e non solo. 

Vorrei piuttosto fare una riflessione su come sarà il mondo dopo questa pandemia: quali saranno i buoni propositi di tutti noi, non per l’anno nuovo (come siamo abituati a fare), ma per il post covid-19?

Va detto che a causa delle migliaia di morti che si sta portando dietro il virus, tutto questo periodo sicuramente lascerà un segno indelebile in ognuno di noi, un segno che ci potrebbe tuttavia spronare a ritrovare passioni perdute o ancora, a innamorarci di nuovo delle cose semplici, come facevamo da bambini.

Spero in un mondo diverso una volta “liberi”, un mondo più umano, dotato ancora di quella solidarietà internazionale che stiamo vedendo in questi giorni fra i paesi di tutto il mondo. 

Spero che il virus ci insegni a uscire da questa mentalità individualistica e pensare in modo più comunitario, capendo che sulla terra, se il singolo sbaglia, tutti ne paghiamo le conseguenze. 

Spero che ci insegni a mettere prima di tutto la salute e il bene per il pianeta davanti al profitto: abbiamo tutti visto le immagini in questi giorni che ritraggono delfini ripopolare le nostre spiagge, uccellini tornati a cinguettare nelle grandi metropoli, lo smog ridotto drasticamente. La terra sta ritornando a respirare, un’altra prova che ci fa capire la natura sbagliata del modello di sviluppo odierno che abbiamo sposato da troppi anni e che ha causato già troppi danni al pianeta.

Secondo me non è tardi per cambiare il nostro stile di vita e la visione che abbiamo assunto negli ultimi anni, una visione “consumistica”, non sostenibile; sono convinto che rinunciando a qualche comodità potremo ancora assicurarci un futuro più verde e sostenibile. 

Vorrei infine concludere con un pensiero per tutti voi: io il mondo post covid-19 lo vedo come una “flotta” unita di barchette, come quelle da me fotografate in casa durante questa quarantena (un ulteriore prova di come questo virus mi abbia incentivato a trovare ispirazione e creatività). Un mondo unito, come questa flotta, e diretto verso un futuro più sano. 

Daniele Antonio Coluccia, Flotta

Questa è la mia visione, qual è la tua?

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Daniele Antonio Coluccia

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