Dipendenze: tra fuga dalla realtà ed inadeguatezza

Viviamo in un periodo storico frenetico, e credo che nessuno -almeno una volta- sia caduto in qualche vizio.
E i vizi possono essere tanti, e di diverse entità. Due barrette di cioccolato in una giornata di studio molto pesante può essere un esempio. Ed è facile anche -dopo- sentirsi in colpa e magari saltare la cena.
Ma cosa succede a una persona quando i problemi si vanno a sommare e fanno letteralmente saltare i nervi?


Ho parlato di dipendenze con persone che le hanno studiate a livello scientifico, e mi han detto che la gestione di una dipendenza, il saltarne fuori e le eventuali ricadute dipendono molto dalle risorse mentali dell’individuo.
Non tutti siamo uguali, purtroppo. E come ogni tipo di risorsa, anche quelle mentali si possono esaurire.
E in questo siamo davvero tutti uguali: nessuno di noi è invincibile.
Le dipendenze possono essere tantissime. Cibo, videogiochi, sessualità promiscua, gioco d’azzardo, sostanze stupefacenti, farmaci di tipo sedativo, alcolici..e credo che questo elenco potrebbe continuare per molto.
In questo articolo, voglio soffermarmi in particolare sui giovani. Perché cadono nelle dipendenze?
Questa è la mia personale visione dei fatti, basata sulle mie esperienze e di chi mi sta intorno.


Il fattore uno è il più banale: la realtà non ci va bene. Il mondo, quando siamo in un periodo di apprensione, può apparirci come un mostro famelico che si ciba delle nostre aspettative, sogni, punti di riferimento.
Ci rendiamo conto che tutto è effimero, qualsiasi cosa può facilmente cambiare da un momento all’altro.
Anche se abbiamo abbastanza risorse mentali per capire che è il nostro cervello che ci inganna con pensieri negativi, vogliamo metterli a tacere.
Due bicchieri di gin belli pieni e tutto sembra più leggero, tutti sono più sopportabili e simpatici.
Una bella canna e il mondo cambia completamente aspetto, tutto appare onirico ed ovattato.
Tre cheeseburger maxi con due porzioni xl di patatine riempie, per quella mezz’oretta, quel vuoto scatenato dalla paura. 

Camilla Conti, Fermarsi


Il fattore due è il senso di inadeguatezza.
In un periodo storico in cui trentenni con doppia laurea guadagnano uno sputo di stipendio, e magari vedono un loro compagno di classe che gira con un Audi tirata a lucido, fa bruciare lo stomaco quasi a chiunque.
Le persone non si accettano mai fra di loro.
Quello è troppo grasso, quella è troppo magra, quello è troppo timido, quella parla troppo, io non esco con una che si veste dai cinesi, non voglio fidanzarmi con un operaio, figurati se un magistrato avrebbe del tempo per me, sicuramente è una persona noiosa.
Siamo tutti troppo o troppo poco per chiunque, pochi sono immuni dal pregiudizio.
Il mondo ci appare troppo grande, ingestibile, e vediamo i nostri sogni appesi a un filo sottilissimo.
Ci sentiamo deboli, brutti, antipatici e..inadeguati.
E da qui, per alcuni la via sembra facile: una riga di coca e mi sentirò euforico, pieno di me. Due bicchieroni di prosecco e vedrete quanto sono simpatico. Quando vincerò quei due milioni alla lotteria, avrò i soldi, non avrò più bisogno degli altri, e potrò fare quello che voglio. Due belle canne e vedranno tutti che sono un tipo tosto, che non ho paura a lasciarmi andare.


Cari lettori, non ho la presunzione di volervi dare dei consigli, mi sento di volervene dare solo uno, che è valido veramente per tutti: soltanto il tempo, la resilienza e l’introspezione possono guarire l’anima, per quanto possa essere annerita dallo smog emesso da bocche acerbe.
Nemmeno la psicoterapia -strumento fondamentale per queste problematiche- può guarirti se non fai ogni giorno anche un piccolo sforzo per tirar fuori il meglio di te.

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Carmine Maresca

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