Il privilegio di tenerci la mano

Ho una nonna come molte altre.

Ha i capelli ricci e bianchi, ma non un bianco troppo brillante, è un bianco discreto, semplice. Mia nonna non è molto brava a cucinare, ma quel poco che sa fare lo prepara con amore. Tiene in ordine la sua casa, una casa semplice ma piena di tutte le ricchezze che solo l’esperienza di una vita può offrire.

Mia nonna ha un grande senso dell’umorismo, un tipo di umorismo genuino e spontaneo. Ha una risata bella sonora che mi fa venire voglia di ridere insieme a lei.
Va matta per i centri commerciali, soprattutto per i negozi di vestiti, anche se quello che compra è quasi sempre destinato a qualcun altro.

Lei è una signora di 75 anni che della vita ama tutto, anche se la sua infanzia durante la Guerra non è stata facile e nemmeno rosea. La cosa che più ama della vita è il legame con le persone.
E’ la vicina di casa che chiede sempre “allora, come va?” e che è diventata amica di tutti, perché per tutti ha una parola da spendere, una gentilezza da dispensare.
Le piace molto il suo giardino e adora i fiori.
Cerca di essere ottimista, anche se non sempre è facile.


Non mi stanco mai di andarla a trovare perché so che aspetta con gioia di ascoltare i miei racconti ed io, a mia volta, so che lei mi dirà sicuramente qualcosa che mi farà riflettere.
Quando ci parliamo ci teniamo spesso la mano. Ha delle mani avvolgenti e confortevoli.
Mi sento al sicuro.
Mi ricorda spesso che è meglio “non rimandare a domani quello che potresti fare oggi”.
E’ orgogliosa di me.

Francesco Santoro, Walking

Mia nonna è una donna normalissima, con le due debolezze e i suoi difetti, ma è una persona vera e umile, è una combattente.

Amore, accoglienza, altruismo, ottimismo, protezione, umiltà. E’ tutte queste cose.

Credo che in molti possano rivedere la propria nonna in una descrizione così, ma dopo tutte queste parole posso affermare con sicurezza che mia nonna non è una nonna come le altre. Non ha nulla della nonna “comune”, perché mi vuole bene e lo fa in un modo incredibile, lontano anni luce da qualsiasi paragone, da qualsiasi emozione quantificabile.

Oggi più che mai, nel periodo in cui tutto è digitale, immediato, superficiale, artificiale e non sono consentite emozioni, abbiamo bisogno di ricordarci cose come queste e di assaporarle fino in fondo. Molte cose le stiamo dando per scontate, come il ritrovarci a parlare dedicandoci reciprocamente del tempo, ascoltarci, accoglierci con le rispettive emozioni.

Qui mi collego alla tematica dell’ascolto attivo, oramai affrontata molto spesso essendo la nostra, a quanto parrebbe, una generazione emotivamente “fredda”. Si tratta di un tipo di ascolto, come suggerisce il nome, “non passivo” cioè basato sull’essere coinvolti nella conversazione sia a livello di attenzione sia a livello di comunicazione per favorire una comprensione empatica dell’altro, per fargli capire che abbiamo accolto e in un certo senso anche “accettato” le sue emozioni. Tutti diventiamo matti cercando di decifrare concetti come questo per metterli poi in pratica ma a mio parere chiunque abbia avuto la fortuna di crescere con accanto un nonno o una nonna (o magari entrambi) non deve sforzarsi troppo per capire come comportarsi. È un tipo di ascolto, quello dei nonni, che ci fa sentire compresi, ci fa avere fiducia in noi e nel legame che si instaura.

Camilla Conti, Rinascita

È difficile per qualcuno credere all’esistenza di un amore così, ma c’è, dentro tutti noi. E il primo esempio ci viene offerto appunto dai nostri nonni. Per questo abbiamo urgenza di rinforzare le nostre radici, di ritrovare gli affetti genuini e semplici, fatti di confidenze, fiducia e ascolto. Abbiamo estrema necessità di tenerci la mano e capirci.

Sono una nipote fortunata e grata per aver visto che queste caratteristiche possono coesistere in una sola persona, anche se il valore aggiunto risiede sicuramente nel fatto di emozionarmi a parlarne, soprattutto ora che mia nonna purtroppo non c’è più.

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Marina Miola

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