Social network: una finestra sul mondo esterno

Vi ricordate i primissimi social network? 
MySpace, Netlog, MSN, i primissimi anni di Facebook, i primi canali YouTube..sicuramente tutta la generazione degli anni 90 proverà una fitta di nostalgia nel ripensarci.
Il loro fine, allora, era molto limitato: un piccolo spazio per noi, per stringere amicizie e condividere i nostri interessi.

Tutti i social hanno poi subito dei grossi cambiamenti, soprattutto nelle loro potenzialità. Basti pensare a YouTube, prima i canali erano molto “caserecci” e senza scopo di lucro, mentre ora è una piattaforma commerciale molto vasta e complessa.
Una cosa è rimasta inalterata in ogni social: tuttora, sono una finestra sul mondo esterno, e il panorama che si vede cambia in base agli occhi di chi guarda.
Una finestra, però, permette una visione da un’unica prospettiva. Qual è, questa prospettiva?

In questo articolo voglio limitarmi a parlare dell’aspetto più “umano” dei social, e come esempio voglio usare Instagram e Youtube.
Entrambi i social, ci permettono di entrare e curiosare nelle vite altrui e di cogliere sfumature che nella realtà vengono ignorate.
I profili e i canali più seguiti, mettono a disposizione degli utenti informazioni più o meno personali delle loro vite, ma sempre presentato sotto quello che voglio chiamare “involucro”.
È una patina invisibile, difficile da cogliere, che separa la vita reale da quella presentata sul social in questione.

Camilla Conti, View


Per spiegarmi meglio, faccio un esempio: pensiamo a un canale di vlog, una ragazza semplice, chiamiamola Anna.
Anna ha aperto il canale da diversi anni, e ci intrattiene con i vlog delle sue giornate, le sue ricette, video reaction. E in ogni suo video, lascia trasparire il suo essere solare, positiva, anche se in qualche suo video sfogo l’abbiamo vista alterata o forse anche triste.
Arriva un giorno in cui i suoi iscritti rimangono impietriti, aprendo il suo ultimo video caricato. Anna ci racconta che ha perso un’amica, e si sfoga con i suoi iscritti.
Per tutti i dieci minuti di video, appare sì triste, ma anche molto determinata ad affrontare l’accaduto con tutta la forza a lei possibile.
“Non posso dire di stare bene, ma non preoccupatevi per me. Forse caricherò meno video per un po’, ma fidatevi che non lascerò che il dolore mi distrugga”.
E a fine video, ci saluta nello stesso modo di sempre e sorride.

È qui che arriva il metaforico involucro: noi, utenti, che ne sappiamo?
Possiamo sapere se a fine video Anna si sia buttata su una bottiglia di vodka o abbia passato la giornata a piangere? No.
Di una vlogger possiamo sapere tutto, ma in realtà non sappiamo veramente nulla. Quello che Anna ci ha sempre mostrato, per quanto sempre sincera, sono solo dei video. Un insieme di dati.

Per il secondo esempio, voglio usare Instagram e coinvolgervi in un esperimento.
Prendete una sedia del vostro soggiorno, mettetela vicino a una finestra e poggiateci sopra un oggetto qualsiasi. Un libro, un accendino, un pacchetto di fazzoletti, quello che volete.
Scattate una foto e guardatela. Sicuramente, ti verrà da pensare che è una foto stupida, priva di interesse.
Ora, apritela su Instagram e metteteci un filtro, regolate la saturazione e la struttura, mettete più hashtag che potete e aggiungete una frase astratta in descrizione.
Se riguardate la foto ora, l’effetto che vi farà sarà molto diverso e nel giro di qualche ora vi ritroverete con diversi like.

Ora posso rispondere alla domanda che ho lasciato in sospeso all’inizio.
“Una finestra, però, permette una visione da un’unica prospettiva. Qual è, questa prospettiva?”
Questa prospettiva è la bellezza.
I social sì, ci permettono di dare un’occhiata al mondo esterno e alle vite degli altri, ma sempre secondo la prospettiva della bellezza, che in questo caso è un filtro che ci separa dalla tristezza e dal lato “oscuro” della realtà. È sempre stato così, ed è giusto che continui ad esserlo.
Questa bellezza è anche il filtro che allontana la banalità, tutto ciò che è scontato, e bastano davvero pochi tocchi per “ingannare” gli occhi di chi guarda.
Ma è un inganno dovuto, giusto.

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Carmine Maresca

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