Once upon a time Ennio

È la prima volta, dal 23 febbraio scorso, che la mia home di Facebook non raccoglie post che parlano di Covid e di gente che viene uccisa o si uccide, di gente che si odia e politici che sputano sentenze. È il primo giorno, in tutti questi mesi, che nei social l’unica notizia riguarda la musica e uno degli esseri umani che più l’hanno amata.

“Io, Ennio Morricone, sono morto. Lo annuncio così a tutti gli amici che mi sono stati sempre vicino e anche a quelli un po’ lontani che saluto con grande affetto. Impossibile nominarli tutti. […] Un saluto pieno, intenso e profondo ai miei figli, mia nuora e ai miei nipoti. Spero che comprendano quanto li ho amati.
Per ultima Maria (ma non ultima). A lei rinnovo l’amore straordinario che ci ha tenuto insieme e che mi dispiace abbandonare. A Lei il più doloroso addio.”

Spiazzante e gelida, arriva in questo modo la notizia della morte di Ennio Morricone all’alba del 6 luglio, con una lettera d’addio di una semplicità e profondità assoluta. Viene da chiedersi se esiste un’emozione più forte del sentirsi vicini a tal punto da un capo all’altro del Pianeta, in una giornata così, pensando che qualcuno che abbiamo amato tutti, nessuno escluso, purtroppo non c’è più.

C’era una volta in America

Ricordo perfettamente la sera del 18 maggio 2019 quando, sotto una pioggia leggera, sedevo insieme a due amici sulle gradinate dell’Arena di Verona pronta a passare una serata in compagnia delle note di Morricone. “Si ricorda che è vietato scattare fotografie ed effettuare registrazioni audio e video di qualunque tipo” intimava una voce dagli altoparlanti prima dell’inizio del concerto, mentre 20 mila persone pronte ad immortalare l’arrivo del Maestro in qualunque modo si facevano insieme una bella risata.

Allo scoccare delle 21:30 un signore piccoletto e scattante si è fatto largo da dietro le quinte per raggiungere il podio, acclamato con un applauso infinito del pubblico presente, in rappresentanza dell’Italia intera. Mi sono gustata l’immagine di un vecchietto novantenne che ancora regge l’emozione di un’Arena piena, con gli occhi che brillano, come fosse il primo giorno.

Da “Nuovo Cinema Paradiso” a “La Califfa” passando per “La leggenda del pianista sull’oceano” e “Mission”, senza trascurare molti altri capolavori. Così la serata si chiude in bellezza, con una standing ovation commovente che ci fa sentire tutti un po’ più orgogliosi di essere italiani, come lui.

Il buono, il brutto, il cattivo

Mi sono detta allora che una persona così, che ha viaggiato per il mondo con la sua musica, ha conosciuto migliaia di persone rimanendo comunque se stesso, ha costruito una famiglia che ha amato e al contempo ha scritto pagine della nostra storia musicale/cinematografica che non andranno mai dimenticate…beh…è proprio una di quelle persone che vorresti non morissero mai.

“C’è una sola ragione che mi spinge a salutare tutti così e ad avere un funerale in forma privata: non voglio disturbare.”

E così c’era una volta Ennio Morricone, per 91 anni e in eterno. L’uomo che sapeva trasformare le emozioni dei film in musica…ed è volato via in punta di piedi perché non voleva disturbare nessuno, nemmeno il mondo intero che l’ha amato.

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Marina Miola

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