Uno stage all’estero: tutto l’orange del Sudafrica

Correva l’anno 2017, ero al mio ultimo anno di università al corso magistrale in Marketing e Comunicazione d’Impresa presso l’Università Ca’ Focari di Venezia, e mi apprestavo a fare una scelta: svolgere uno stage curricolare in Italia o all’estero.

Nel precedente corso di studi triennale avevo già avuto modo di svolgere uno stage obbligatorio, e per comodità e continuità con gli studi avevo deciso di farlo a Padova, città dove sono nato. Questa volta però non avevo intenzione di fare un’esperienza qualsiasi, gli esami li avevo finiti, e mi mancava solo la tesi da fare, quindi ho deciso di osare! Ho partecipato al progetto “Ca’ Foscari Desk in the World” per svolgere un’esperienza all’estero.

Devo dire che sotto questo punto di vista, l’università Ca’ Foscari di Venezia offre un servizio assai ottimo, vi sono molte mete da scegliere sia dentro che fuori l’Europa, e durante tutto il percorso di scelta, sono stato accompagnato da dei tutor ben disponibili, che mi hanno aiutato a redigere un curriculum vincente. Perché sto parlando di CV? Beh perché come nel normale mondo del lavoro per poter fare una qualsiasi esperienza bisogna essere selezionato.

Vi starete chiedendo allora dove sono andato a fare questa esperienza all’estero, ebbene sono finito in Sud Africa presso la Camera di Commercio Italo-sud Africana con sede a Johannesburg.

Sono un tipo che odia viaggiare e che odia soprattutto l’aereo e mi sono trovato così a volare per 15 ore per poi atterrare a Johannesburg dove sarei stato per 3 mesi: abbastanza disruptive fino a qui come esperienza per un tipo come me! Erano i primi di aprile è lì le stagioni sono all’inverso, se normalmente in Italia ad aprile si aspetta l’inizio dell’estate, in Sudafrica invece arriva la stagione fredda.

Matteo a Capo di Buona Speranza

Il primo impatto con il Sudafrica è stato quasi uno shock culturale! Autostrade infinite a sei corsie per carreggiata in cui sembrava di essere in delle montagne russe per i continui sali e scendi, clima e ambiente completamente diverso con il tramontare del sole che ogni volta era un’esperienza unica in cui sembrava di vivere in un mondo alieno, supermercati grandi come città in cui era facile perdersi (mi è capitato più di una volta), guida sul lato opposto (quante volte son montato nel lato guidatore quando dovevo essere passeggero o viceversa). Insomma tante piccole cose che se sommate fanno capire l’importanza del cambiamento ed il salto di qualsiasi routine a cui ero abituato.

A lavoro insieme a me vi erano altri tre stagisti, tutti provenienti dall’Italia e che quindi stavano facendo un’esperienza simile alla mia. Subito abbiamo creato un gruppo affiatato, complice il fatto che vivevamo assieme, lavoravamo assieme, andavamo in palestra assieme, insomma eravamo assieme 24 ore su 24. Era la mia prima volta che provavo a vivere “da solo” lontano da casa, e mi aspettavo di avere più difficoltà, e invece mi sono adattato molto velocemente alla nuova routine, e per questo devo ringraziare anche i miei compagni!

Oltre a lavorare abbiamo avuto modo di visitare il paese, per immergerci appieno in una nuova cultura, perché quando mai può ricapitare di finire in Sudafrica?!

Abbiamo visitato il Museo dell’ Apartheid, dove abbiamo potuto apprendere la storia recente del Sudafrica, nel periodo storico in cui i bianchi avevano la supremazia economica e politica, mentre le persone di colore erano destinate alla povertà e alla miseria, fino ai giorni nostri con il superamento della segregazione, e i cambiamenti portati da Nelson Mandela.

Ma il Sudafrica è anche conosciuto per le sue bellezze naturali e per la ricchezza di varietà animali che vivono selvaggiamente nella savana. Non posso certo dimenticare le esperienze fatte durante i safari, in cui ho avuto modo di apprezzare queste meraviglie di persona, vivendo un’avventura completamente immerso nella natura (dormire in tenda è stata una delle esperienze più emozionanti). Oltre a Johannesburg ho avuto modo di visitare altre città del Sudafrica, siamo stati nei pressi di Durban dove abbiamo provato a surfare e dove ho avuto il mio primo contatto con la bellezza dell’Oceano Indiano, abbiamo visitato Cape Town e fatto un’incredibile escursione presso la Table Mountain, una montagna dalla vetta piatta che sovrasta tutta la città, per non parlare del Capo di Buona Speranza in cui abbiamo visto il punto di incontro tra l’Oceano Indiano e l’Oceano Atlantico, e infine la spiaggia dei pinguini! Ne avrei veramente tante di cose da raccontare, e di esperienze uniche svolte durante questa mia esperienza di tre mesi.

Alla fine di tutto ciò ne è valsa la pena fare questa esperienza all’estero? Sicuramente sì, è un qualcosa che ti arricchisce come persona, entrare in contatto con una comunità completamente differente, ti fa percepire le cose in maniera diversa, ci si esula dalle proprie routine e dalla propria quotidianità e si inizia a “vivere” in maniera diversa. L’essere umano è un mammifero che si abitua ai cambiamenti naturali, sociali e a qualsiasi altro cambio di contesto, ma molto spesso ce ne dimentichiamo, perché siamo assuefatti dalla solita realtà che ci circonda, rendendoci così restii al cambiamento, come se avessimo paura di ciò che non conosciamo.

Se dapprima ero partito per fare questa esperienza dicendomi “così almeno arricchisco il mio curriculum e posso millantare un esperienza all’estero” ora il mio paradigma di pensiero è completamente diverso. Questo viaggio non è stato solo un evento formativo, ma è stata un’esperienza di vita. Entrare in contatto con qualcosa completamente di diverso è indescrivibile, è un qualcosa che va vissuto sulla propria pelle, ed è difficile da raccontare e condividere.

Io ho provato a condividere questa mia esperienza con voi, e spero di aver destato il vostro interesse e la vostra curiosità. Cambiare alla fine non è difficile, il difficile è avere la volontà di farlo. Ma se siete “Orange”, dentro tutto vi risulterà più semplice!

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Matteo Giacon

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