Il pigro è un vincente

Alcuni preferiscono definirla “volontaria lontananza dalle facezie umane”, quasi a darle un tono meno negativo rispetto a ciò che realmente rappresenta per la nostra società.

Nessuno tuttavia nasconde che la pigrizia, in un mondo che corre, è vista come un male da estirpare ad ogni costo. Il pigro è un perdente. I vincenti, invece, amano sciorinare lunghi periodi di gavetta, umiliazioni e notti insonni, quasi a dare maggior enfasi a un risultato che trae la sua essenza più dai sacrifici che dallo status raggiunto.

Senza scomodare l’otium latino, inteso come lontananza dalle attività politiche (negotium), il pigro ha una visione del mondo più complessa, sicuramente più vicina al nirvana di qualsiasi arrivista e scalatore sociale, il cui unico dio è il successo personale.

Il pigro si rifiuta di seguire le istruzioni che ci vengono date, usa l’ingegno, pensa, molto. Ed è proprio dal rifiuto delle istruzioni che tutti abbiamo avuto quando siamo nati che nasce il colpo di genio: il distaccamento dal classico percorso che la società prefigura per ciascun individuo, per molti può essere la scommessa vincente.

“Sì ma che lavoro fai?”, più che una domanda una lama che lacera la carne di molti creativi. La risposta migliore da dare, probabilmente sarebbe “me lo sto creando, il lavoro”, ma in molti non capirebbero.

“Studia, fai una serie infinita di colloqui e cerca di farti assumere in un luogo di lavoro dove sarai frustrato finché la tua sete di carriera non avrà capovolto la piramide e dopo anni di umiliazioni sarai tu a schiacciare i nuovi arrivati, anche se cinquantenne. Ah, e mi raccomando, fai sport”.

Queste più o meno sono le istruzioni per l’uso di qualsiasi self made man che riversa le proprie frustrazioni di una vita di sacrifici sulle “matricole”.

Perché sbattersi tanto allora? Perché seguire un sentiero affollato, ripido e di cui conosciamo già il paesaggio? 

Fermarsi al giorno d’oggi è visto come una sconfitta, una mortificazione dell’essere umano, un’umiliazione da evitare ad ogni costo.

Eppure è proprio fermando la nostra folle corsa, anche solo per un attimo, che ci rendiamo conto se la direzione che stiamo seguendo è quella giusta, o se è il caso di fermarsi un altro po’ e ritrovare la bussola.

Il pigro è prima di tutto un coraggioso, uno che ha scelto di fermarsi per andare controcorrente, ha scelto la lentezza, la riflessione, la creatività di un percorso differente.

La provocazione è necessaria per far passare un messaggio semplice: non servono anni di gavetta se c’è talento.
Quando si è consapevoli di avere un talento è giusto coltivarlo, ma è altrettanto giusto non mortificarlo accettando di essere messi alla stregua di chi quel talento non ce l’ha.

Per la nostra generazione è un problema sempre più comune il confronto con il passato, con una classe dirigente ancorata ai principi del duro lavoro e del sacrificio che vanno a discapito dell’estro e della creatività. Ha ancora senso? Sicuramente no, la società è cambiata, l’istruzione è cambiata, i mestieri sono cambiati. Diciamolo chiaramente: il self made man anni ’80 è un modello superato.

Quindi, essere pigri, se hai un talento, è una scelta temporanea, ma molte volte è la scelta vincente.

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Andrea Caenazzo

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