Il mito del personal branding: 3 step per creare te stesso

“La vita non è trovare te stesso. La vita è creare te stesso”
George B. Shaw

Potremmo sintetizzare così l’essenza del concetto di personal branding, perché, che ci piaccia. O no, siamo tutti un brand di noi stessi alla fine.

Ovviamente c’è chi ha più successo di altri, chi viene riconosciuto per strada, oppure, attualizzando il tutto, ha milioni di follower.

Il personal branding è sottovalutato e, allo stesso tempo, sopravvalutato da chi non ha gli strumenti per sfruttarne appieno il suo potenziale.

Ma facciamo un passo indietro, cosa intendiamo per personal branding? 

Secondo Jeff Bezos, fondatore di Amazon, il personal branding è “ciò che gli altri dicono di noi quando usciamo da una stanza”.

Niente di più vero, perché il personal branding prima di tutto deve parlare per noi, ci deve precedere in ogni conversazione e raccontare ciò che siamo agli altri.

Potremmo definirla la moderna arte di narrare, o meglio, narrarsi. Perché se è vero che i social hanno esaltato il lato narcisista di ognuno di noi, è altrettanto vero che nascondersi non paga più come una volta e, per avere successo, bisogna imparare a “metterci la faccia”.

L’hanno imparato i micro influencer locali, ispirati dalla fortuna di icone come Chiara Ferragni o le Kardashian, in grado di creare un impero, non solo virtuale, semplicemente con il sapiente uso della propria immagine. Ma l’hanno imparato anche i CEO di multinazionali, consapevoli che la loro immagine sarebbe stata anche l’immagine dell’azienda.

Ne sanno qualcosa Elon Musk, Richard Branson, ma anche lo stesso Renzo Rosso, per restare in casa nostra. Tutti visionari che hanno costruito sulla loro immagine la forza del loro marchio, tanto che non ci allontaneremmo dalla realtà a dire, ad esempio, che chi compra una Tesla, compra anche il sogno del suo fondatore.

Perché quindi è così importante il personal branding?

Lo dice la parola stessa, perché parliamo della nostra persona e di ciò che andiamo a rappresentare, che sia la nostra azienda o che siamo noi stessi in cerca di nuove opportunità da cogliere.

È il caso di molti ragazzi che, in continua lotta con i coetanei per il tanto agognato posto di lavoro, hanno capito che per distinguersi non basta più il famoso “pezzo di carta” e un eloquente curriculum, serve altro: essere un brand.

Quindi, essere scelti da qualcun altro o avere il lusso di scegliere? Qui si cela la sottile arte del personal branding: conoscere l’esigenza dei mercati e raccontarsi per ciò in cui non solo siamo bravi, ma siamo addirittura i migliori.

Gli step sono pochi, apparentemente semplici, ma nascondono un percorso fatto di lavoro costante, determinazione e una buona dose di creatività.

Prima di tutto è importante conoscersi. Lo so, sembra banale, scontato, ma non lo è. Conoscersi vuol dire conoscere le proprie potenzialità ma anche i propri limiti.

Quali sono le cose da mettere in luce? E quali sono quelle invece da mitigare?

Attenzione, non dico nascondere, perché nel personal branding è di assoluta importanza la trasparenza.

Ciò non significa essere trasparenti in tutto e per tutto, ma non millantare capacità che non abbiamo. Per mentire non solo serve abilità, ma anche molta, molta memoria. Meglio non rischiare.

Il secondo step, una volta trovato ciò in cui siamo bravi e trovare il canale in cui comunicarlo.

Siamo dei bravi oratori? Abbiamo una bella presenza e sappiamo intrattenere un pubblico? Buttiamoci sul format video, YouTube ad esempio.

Comunichiamo meglio dietro una tastiera? Apriamo un blog.

Ci piace disegnare? Perché non iniziare postando i nostri lavori su un account Instagram?

L’importante è la presenza costante in un canale, voler essere in più posti contemporaneamente richiede costanza e un grande dispendio di energie, meglio concentrarsi su una cosa sola, ma essere davvero forti.

L’ultimo step è saper interagire col proprio pubblico, che siano cento, mille, milioni. Personal branding è conoscere anche coloro ai quali ti rivolgi, non per cambiare ciò che sei, ma per cucirti addosso l’abito migliore per comunicare ciò che sei. E questo lo puoi fare solo se sai chi hai di fronte.

Essere un brand di se stessi è un lavoro a tempo pieno, c’è il rischio di perdersi, a volte di specchiarsi un po’ troppo e, come Narciso, cadere nel lago virtuale che riflette la nostra immagine.

Il segreto è essere consapevoli degli step che stiamo intraprendendo, consci di quello che è l’obiettivo finale, che sia trovare un nuovo lavoro o promuovere il nostro business.

Perché creare se stessi è difficile,  ma ancora più difficile è ritrovarsi una volta che ci siamo persi.

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Andrea Caenazzo

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