Philippe Petit

Philippe Petit: un sogno ai confini del cielo

Il World Trade Center di New York e le sue Twin Towers sono universalmente riconosciuti per il doloroso e lacerante attentato terroristico dell’11 settembre 2001 che costò la vita a 2753 persone…ma non è tutto. Nel periodo della loro costruzione, negli anni ’60-’70, le due Torri, inizialmente odiate dai newyorkesi, erano il simbolo dell’abilità architettonica ed ingegneristica americana poiché raggiungevano un’altezza superiore ai 400 m e si erano accaparrate il titolo di edifici più alti al mondo.

È questo lo scenario di una delle imprese più incredibili di sempre portata a termine da un venticinquenne francese all’alba del 7 agosto 1974.

Gli inizi

Philippe Petit è un giovane funambolo innamorato dell’equilibrio e del filo d’acciaio che lo sostiene. Cacciato di casa dai genitori, che non apprezzavano le sue passioni, si trasferisce a Parigi e diventa un artista di strada destreggiandosi tra funambolismo, mimo e giochi di prestigio. 

Nel 1971 la prima audace impresa: attraversa le torri della Cattedrale di Notre Dame in equilibrio su un filo d’acciaio (mentre, all’interno della stessa, vengono ordinati dei sacerdoti) e riscuote un discreto successo mediatico.

Le Torri Gemelle


Nonostante la soddisfazione ottenuta, Petit desidera spingersi oltre e così, nel corso dei 3 anni successivi, si dedica al sogno della sua vita. Decide di attraversare le Torri Gemelle sullo stesso filo d’acciaio e senza sistemi di sicurezza. Inizia così una lunga serie di attente “indagini” durante le quali il funambolo si introduce innumerevoli volte all’interno delle Torri (al tempo non ancora concluse) per studiarne i dettagli, per controllare gli orari delle squadre di lavoro e del team della sicurezza. Con travestimenti sempre diversi riesce a non dare nell’occhio e a salire spesso fino al 110° piano, ad un passo dal tetto.

Così, 3 anni dopo, il 6 agosto 1974, Petit e i suoi complici raggiungono la cima della Torre Nord ed installano le attrezzature. Alle 7:15 del 7 agosto comincia la traversata di 45 minuti nel corso della quale Philippe cammina su un filo spesso poco meno di 3 centimetri percorrendo per ben 8 volte i 42,5 metri di lunghezza dello stesso. Oltre all’inchino di ringraziamento per il pubblico che nel mentre si era creato sotto di lui, 417 metri più in basso, ad un certo momento si sdraia sul filo, aiutato solo da un’asta per l’equilibrio, contemplando il cielo da una prospettiva del tutto inedita e pura, immerso nella pace assoluta che solo un funambolo nel pieno della sua concentrazione può provare. 

Dall’illegalità…alla fama

Costretto dagli agenti a interrompere la performance, Petit viene accolto con infinita ammirazione dalla gente che si era fermata a guardarlo ma, data l’illegalità dell’evento, viene arrestato e condannato a pagare il suo debito con la giustizia. Il procuratore distrettuale tuttavia, decide di tramutare la condanna nell’obbligo di esibirsi a Central Park per i bambini…ad un’altezza raggiungibile da tutti. 

In forma di gratitudine poi, la Port Authority of New York & New Jersey che gestiva le Torri concede a Petit un pass per accedere all’Osservatorio sul tetto, in segno di riconoscimento per il coraggio dimostrato. Nel documento, venne barrata la data di scadenza correggendola con “per sempre”. 

Così si conclude la più grande impresa di Philippe Petit…e chissà, oltre alla tristezza e alla rassegnazione provata dal mondo intero, cosa provò lui, 27 anni dopo, vedendo crollare le due Torri che gli anno permesso di realizzare il sogno della sua vita.

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Marina Miola

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