Marta C. Gonzalez

Alzheimer e Musica: viaggio verso sé stessi

Che la Musica accompagni le nostre giornate assecondando qualunque stato d’animo è ormai risaputo. Meno facile da comprendere è quanto essa sia in grado di raccontare veramente la nostra storia personale, tanto unica quanto preziosa…e spesso anche difficile.

Negli ultimi giorni è diventato virale nei social il video di un’anziana signora in sedia a rotelle alla quale viene fatto ascoltare un brano tratto dal balletto “Il lago dei cigni” di Piotr Ilitch Tchaikowsky. Nulla di strano direte voi, se non fosse per il fatto che questa signora si chiama Marta C. Gonzalez. Immaginatela sul palcoscenico di un teatro colmo di spettatori, elegante e aggraziata, delicata e semplice come solo chi danza sa essere. Correte indietro fino agli anni sessanta, a New York, e ricreate nella vostra mente una giovane donna con i capelli raccolti e gli occhi intenti a godersi il più grande spettacolo della vita: sentirsi sé stessi e aver trovato il proprio posto nel mondo. Marta era la Prima Ballerina del Balletto di New York. Ha toccato il cielo con un dito attraverso la sua arte e ci ha restituito quest’ultima sotto forma di emozioni. 

Negli ultimi anni della sua vita, purtroppo, Marta si è ammalata di Alzheimer e la sua quotidianità è diventata una gabbia che le ha tarpato le ali traghettandola suo malgrado fino alla tipica “non presenza” che caratterizza malattie di questo genere. 

Come detto all’inizio, la Musica racconta una parte di noi, forse quella più profonda e più difficile da sradicare. Così Marta, nel momento in cui le vengono appoggiate le cuffie alle orecchie, riconosce quella melodia, quella “del lago”, e una parte di lei torna in vita, allontanandosi per qualche minuto dall’oscurità che l’aveva portata tanto lontano.

Marta C. González ascolta “Il Lago dei Cigni”

Gli occhi che visualizzano un enorme teatro e il portamento che riaffiora con orgoglio, con naturalezza. Le mani segnate dalla vecchiaia accennano qualche movimento e vengono poi seguite dalle braccia e dalla testa. Marta ricorda tutto. Ricorda i passi come se li avesse provati poco prima…ma non ricorda il proprio nome. Riconosce la musica, sa cos’è, ma non riconosce sé stessa. Fa cenno alla persona accanto a lei di alzare il volume. Ascolta con una dolcezza incredibile, come se dopo molto tempo  qualcuno arrivasse finalmente a tenderle la mano e la tirasse fuori dal buio dicendole “è questa la strada giusta, fidati di me e seguimi”

Viene da chiedersi come possa una semplice concatenazione di accordi risvegliare in noi le più profonde certezze e allontanare la sofferenza dai nostri volti. Chi non piange vedendo Marta o non si emoziona sapendo che tutto questo è reale dovrebbe pensare, probabilmente, che ciascuno di noi ha un’enorme responsabilità nei confronti delle altre persone. Chiunque di noi infatti può essere “quello che preme play” e fa partire la musica accendendo luci che per troppo tempo sono rimaste spente…ma allo stesso modo chiunque di noi può essere anche colui che è al buio e spera tanto che qualcuno lo aiuti, scegliendo la musica giusta. 

Marta è nostra nonna, nostra madre, è una sorella, una moglie. Marta è tutte le donne e gli uomini a cui vogliamo bene. Per queste ragioni non dobbiamo mai rinunciare all’arte, perché grazie ad essa possiamo salvare ciò che crediamo di aver perso e di non poter provare mai più. 

Tendiamo le nostre mani, piene di tanta Musica, a persone come Marta e riportiamole passo dopo passo nel loro palcoscenico.

E voi, che Musica scegliete?

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Marina Miola

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