Michela Murgia: l’arte come specchio di una società egualitaria

Oggi intraprendiamo un viaggio particolare facendoci guidare dalle parole che la scrittrice Michela Murgia ha pronunciato lo scorso 7 dicembre in occasione della Prima del Teatro alla Scala. Trasmessa in “versione Covid” nei principali canali televisivi e attraverso i social, la tradizionale Prima scaligera ha spiazzato tutti, nel bene e nel male. Oltre alla consueta parte operistica, stavolta è stato dato spazio anche a prosa, balletto e danza contemporanea. È di prosa appunto che si è occupata Michela Murgia, donna di indubbio spessore e vincitrice dei premi Campiello, Dessì e SuperMondello. Con le sue parole, pensate per l’occasione su richiesta del regista Davide Livermore, ci muoviamo un passo alla volta nel mondo della lirica…con una sfumatura sempre attuale che accomuna tutti, ma veramente tutti.

“L’opera lirica è uno spettacolo ricco, ma non è uno spettacolo per ricchi. Non bisogna farsi ingannare dai costumi sontuosi o dall’imponenza della musica o dalle dorature degli stucchi dei palchi dei teatri. La verità è che la povera gente, le classi popolari, ci sono sempre andate a vedere gli spettacoli, un po’ perché la musica classica è un’arte per tutti e un po’ perché ci si riconoscevano. Nei secoli, i libretti d’opera hanno raccontato infatti molto più le avventure degli emarginati che dei potenti e gli autori hanno spesso preso le parti dei deboli esponendo la prepotenza dei forti al giudizio sociale.” 

E’ questo l’esordio che cattura anche l’attenzione di chi è finito su Rai1 per sbaglio in quel momento. 

Se la Musica è un’arte universale che non conosce barriere, è altrettanto vero che proprio per questa sua caratteristica possiede la grande potenzialità di saper “rendere giustizia” in maniera discreta a coloro che, nella loro vita, di giustizia (e rispetto) ne hanno vista ben poca. 

Come detto, la Musica prende le parti dei più deboli.

“Ci sono tre categorie che devono molto all’opera lirica: la servitù, i poveri e le donne. Tutte persone a basso tasso di diritti in un mondo dove solo l’uomo ricco poteva dettar legge. Il “Billy Budd” di Britten, quando va in scena, riapre il dibattito sociale sulla pena di morte nel Regno Unito. Il precariato degli artisti, che è ancora così attuale, nella “Bohéme” ci appare in tutta la sua crudeltà e i servi e i padroni, nelle opere di Mozart, mostrano l’inizio della crisi di una società che fino a quel momento si era retta solo sulla disuguaglianza dei diritti sociali.”

Anche qui l’analogia con il presente è semplice. Di pochi giorni fa è infatti la notizia fornita dal Censis secondo la quale il 43,7% degli italiani sarebbe favorevole all’introduzione della pena di morte nel nostro Paese…se così si può chiamare una nazione nella quale si punisce una persona attraverso il crimine più imperdonabile. Altrettanto attuale è il tema che riguarda la condizione dei lavoratori dello spettacolo, trattati come “buffoni di corte” anziché come professionisti che investono anni e denaro per la loro formazione e fanno onore al loro Paese in tutto il mondo. Ancora una volta il Passato ci precede e la Storia ci fornisce una guida. Se qualche volta la seguissimo magari molti problemi riusciremmo a risolverli più facilmente. Magari la pena di morte sarebbe abolita ovunque e gli artisti sarebbero tutelati per il loro lavoro. Chissà.

“Ma è alle donne e attraverso le donne che l’opera lirica trasmette il suo messaggio più rivoluzionario. C’è una storia corale di riscatto femminile nella musica lirica che ancora dialoga col nostro presente, basta ascoltarla. Così, nota dopo nota, apparirà chiaro che “Madama Butterfly” mette in scena il dramma di una sposa bambina venduta dalla famiglia e innamorata dell’uomo di cui scambia l’abuso per amore. “Tosca” anticipa il MeToo mostrandoci l’arroganza del potere che pretende, con la minaccia, di ottenere quello che si può dare solo col consenso. Ma anche le “Nozze di Figaro” comincia con una serva che confessa al fidanzato le molestie del padrone. “Lucia di Lammermoor” evoca lo strazio di una ragazza a cui gli uomini pretendono d’imporre chi deve amare e la crudeltà della vicenda della “Traviata” mette alla berlina l’ipocrisia borghese che alle donne ancora oggi perdona tutto tranne la libertà.”

Quante volte abbiamo letto e sentito negli ultimi anni storie di donne costrette a sopportare situazioni inconcepibili? Non accade solo oggi, in questi giorni. Nell’Ottocento le cose non erano molto diverse. Certo, ora alle donne è concesso di poter fare qualche passo avanti, ma è proprio questo “concedere” a rovinare tutto. Perché deve essere concesso qualcosa che spetta di diritto, come la libertà di vivere come si vuole, di amare chi si vuole?

“Nei libretti le eroine spesso muoiono perché nelle società che vengono messe in scena il solo posto di una donna che vuole essere pienamente sé stessa è la tomba. Perché quella donna possa vivere, di mondo bisogna immaginarne un altro…e allora il palcoscenico diventa un laboratorio di possibilità.”

Le storie narrate attraverso i testi delle opere liriche, come accade per i poemi sinfonici e, perché no, anche con le sinfonie, sono un enorme bagaglio di saggezze ed insegnamenti. Il lieto fine esiste ma talvolta può lasciare con l’amaro in bocca, come nella vita reale d’altronde. A volte i cattivi vincono sui buoni ma non tarda a farsi largo nell’animo dello spettatore una morale “positiva” in grado di far vedere con una luce differente anche i finali ai quali nessuno vorrebbe assistere. 

“C’è un filo d’oro che attraversa i libretti d’opera e l’eterna richiesta di giustizia di chi non ha voce. Il Teatro d’Opera è il luogo in cui il silenzio dei diseredati si è trasformato in un acuto potente che ha vibrato nei secoli, ininterrotto, fino a spezzare le certezze cristalline dei signori di ogni tempo. Questo fa l’arte, manda in frantumi il vecchio mondo e ci costringe ad immaginarne uno dove le opportunità di essere felici appartengano finalmente a tutti…e a tutte.”

Il desiderio più profondo di ciascuno di noi, in fin dei conti, è essere ascoltato, avere voce in capitolo, non essere ignorato. Quando si tratta di Musica siamo tutti importanti. Gli ingranaggi funzionano perfettamente solo se anche al più piccolo di essi viene data la stessa dignità che spetta all’ingranaggio più grande. Non è meraviglioso? Un mondo dove non servono guerre per la supremazia, una realtà nella quale non ci sono discriminazioni e nella quale ciascuno svolge il suo lavoro in armonia con chi gli sta attorno? 

Il Teatro d’Opera ma più in generale la Musica di cui parla Michela Murgia è una potenzialità, non solo un’arte. Si tratta, come lei stessa dice, di un “laboratorio di possibilità” all’interno del quale si può creare qualunque cosa. Si può dare forma ad un vivere diverso che mette finalmente tutti d’accordo e, almeno per la durata di una storia, fa sperare in qualcosa di meglio di ciò che si vive nella vita vera. 

La Musica è una speranza per il presente e per il futuro, la più grande consolazione. 

In questo articolo si è parlato di molti e differenti argomenti, tutti importanti e tutti estrapolati partendo da un’unica fonte: la Musica.

Siete ancora sicuri che questa straordinaria arte non abbia niente da dirci e da insegnarci?

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Marina Miola