Un pensiero comune che sfida le distanze e qualsiasi differenza

Tralasciando la consueta tradizione della lista di “buoni propositi” il cui contenuto poi, ammettiamolo, quasi nessuno riesce a concretizzare, la transizione da vecchio a nuovo anno ha un sapore ogni volta differente. Com’è ovvio, il bagaglio di esperienze accumulate nel corso dell’anno in chiusura cambia ognuno di noi in maniera specifica e totalmente personale.

Il ponte tra 2020 e 2021 probabilmente è stato diverso da tutti gli altri che abbiamo vissuto (e che, ci auguriamo, vivremo in futuro), non solo perché è stato difficile poter festeggiare in compagnia ma perché in ogni parte del mondo il pensiero di ciascuno di noi è stato lo stesso…e, inevitabilmente, avrà riguardato le sofferenze che la pandemia da Covid-19 ci ha causato. Chi si sarà ritrovato in una casa di riposo senza la sua famiglia, chi in una corsia d’ospedale immerso in una tuta anti contagio, chi bloccato in un altro Paese o a casa con un posto vuoto a tavola. 

Per la prima volta tutti uguali. E se questa fosse la nostra forza? Il tempo ce lo dirà.

Nel male, nella tristezza, stiamo dimenticando di osservare il buono che ci è stato comunque regalato nel corso di questi 12 mesi di vita. Perché diciamocelo, anche se sarebbe meglio dimenticarlo questo è stato comunque un anno delle nostre vite che non tornerà più indietro… quindi, verrebbe da dire, l’unica cosa responsabile da fare per curare i nostri cuori feriti è guardare agli aspetti positivi, alle belle notizie, alle ancore di salvezza alle quali ci siamo aggrappati provando ad alleviare anche se di poco la sofferenza. 

Lo sappiamo, l’Italia ha pagato l’alto prezzo della pandemia come poche altre nazioni del mondo e a ciò va aggiunta una serie di avvenimenti che di certo non hanno fatto bene a nessuno. 

Consola, tuttavia, pensare che per ogni personalità illustre che ci ha lasciato c’è un mare di altre persone che si sta prendendo la responsabilità di non far dimenticare chi è venuto a mancare. Da Ennio Morricone a Gigi Proietti, passando per Ezio Bosso, Sean Connery, Luis Sepulveda, Carlos Ruiz Zafon e Franca Valeri fino ad arrivare a Lidia Menapace, c’è qualcuno che in questi precisi momenti sta leggendo le righe di un loro libro, guardando i primi piani nel corso di un loro monologo e ascoltando gli accordi che hanno caratterizzato le loro musiche.  

In questi mesi, per ogni Paese fortemente colpito dalla pandemia ne abbiamo visti almeno altri due tendergli la mano inviando in aiuto infermieri e medici specializzati. Abbiamo visto l’enorme macchina della solidarietà italiana (fatta anche di tantissimi di quei giovani che vengono definiti “non come quelli di una volta”) mettersi in moto per non lasciare solo nessuno, portando generi di prima necessità e conforto a chi per motivi seri non si poteva muovere da casa.

Ci siamo finalmente accorti che tutto ciò che abbiamo non va dato per scontato. 

Dovremmo anche aver capito che la stanchezza di un’infermiera con gli occhi lucidi e le parole di chi è stato nelle terapie intensive come paziente non sono un’invenzione che urla al complotto ma una carezza che ci deve riportare ogni giorno al senso di responsabilità e civiltà nei confronti dell’altro.

Se questo non fosse sufficiente e guardando anche oltre i nostri confini nazionali, con una vaccinazione che ha richiesto sforzi immani la poliomielite è stata definitivamente debellata in Africa. In Italia, la Camera dei Deputati ha approvato lo scorso 4 novembre la legge Zan contro l’omotransfobia, la misoginia e le violenze ai danni di persone con disabilità mentre a giugno negli Stati Uniti sono stati garantiti per legge diritti civili che proteggono i lavoratori Lgbtqi+ dalle discriminazioni.

In più di 250 anni di storia, Kamala Harris è diventata la prima donna vicepresidente degli Stati Uniti d’America e moltissime persone hanno cominciato ad alzare la testa e a guardare veramente ciò che stava accadendo nel loro Paese, anziché osservare passivamente ed accettare che il delirio di onnipotenza di un singolo tradisse i valori costituzionali (e umani) fondamentali. 

Le “rivolte popolari” che andrebbero soprattutto definite “rivolte di consapevolezza” hanno dato vita a movimenti attivisti come il “Black Lives Matter” e i “Fridays for Future” testimoniando che la protesta pacifica, rispettosa e sensibile può smuovere ciò che la violenza è solamente in grado di reprimere con vergogna: l’amore.

Poi c’è stata la Musica, come sempre. Abbiamo visto per ogni teatro vuoto un’orchestra intera pronta a suonare a qualsiasi costo, in streaming e senza pubblico, pur di non abbandonare ciò che ama. Abbiamo visto gli occhi di chi l’arte la vive ogni giorno e non è disposto a rinunciarvi, anche se si è costretti a lavorare poco e a guadagnare ancora meno. 

Con il colpo di coda finale del terremoto in Croazia abbiamo rivissuto la paura del terremoto in centro Italia e in Abruzzo e molti italiani proprietari di case in quella nazione hanno ospitato persone che nel giro di pochi secondi avevano perso tutto, casa, famiglia e ricordi.

Il 2020 è stato l’anno delle riscoperte “umane”. In pochi altri casi, nella Storia, ci è stata presentata l’occasione irripetibile di poter cambiare veramente, nel suo senso più profondo.

Così, quando il prossimo 31 dicembre, quello del 2021, ritroveremo a tavola i soliti amici dell’ultimo dell’anno e ripercorreremo l’anno trascorso, magari ci scopriremo a parlare di un mondo diverso, un mondo che ha cambiato in meglio le sue priorità trasformandole nei punti fermi di un vivere nuovo, più umano e accogliente. 

In fondo, com’è un po’ anche nella filosofia Orange, dovremmo “semplicemente” sperare, dando il nostro contributo, in un mondo più inclusivo, sensibile, attivo…e pieno di amore.

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Marina Miola