La terza legge di Newton

CAPITOLO XVI

«E chi sarebbe questa Nausicaa?» domandò Violet.

L’espressione del volto di Kimberly era cambiata da qualche minuto, da quando Alan le aveva dato quell’inaspettata notizia, ogni certezza ai suoi occhi era crollata.

«È una lunga storia» rispose Kimberly.

«Ho tempo di ascoltarla» disse Violet «non vado da nessuna parte».

Kimberly non rispose, continuava a mordersi nervosamente le dita, mentre i pensieri vagavano, lontano da quella stanza, lontano da ogni tentativo di Violet di trovare una spiegazione. 

«Se mi permetti, Kimberly» intervenne Alan «posso provare io a raccontarti brevemente la storia. In realtà è un quadro molto più complesso di ciò che appare».

Violet si sistemò sulla poltrona del piccolo soggiorno, appoggiando i gomiti sui braccioli e rivolgendo i suoi grandi occhi bruni verso Alan.

«Come ti abbiamo detto» continuò Alan «Orange Romance è un’idea nata molto tempo fa, parliamo di un secolo. E in questo secolo, non c’è mai stato un vertice, proprio perché il fondatore voleva un gruppo di pari, per perseguire obiettivi sempre più ambiziosi che coinvolgessero sempre più persone mantenendo lo stesso equilibrio».

«Un progetto ambizioso» disse Violet.

«Lo era. Per questo dopo poco sorsero i primi problemi; serviva una guida forte per le sfide più complesse, e un sistema piramidale che Orange Romance non aveva mai previsto».

Alan si voltò verso Kimberly, ma il suo sguardo era concentrato su un pannello rosso appeso alla parete sopra la poltrona di Violet.

«Insomma» riprese «c’era una figura che, di fatto, aveva più carisma degli altri. Anche più del fondatore, troppo idealista e concentrato sulla scrittura per rendersene conto».

«Nausicaa» disse Violet.

«Esatto» disse Alan «Nausicaa era il braccio destro di Tiger Anderson, il nostro storico fondatore, era lei che si occupava di gestire la prima community, del network e dei nuovi arrivati. Era davvero brava in questo, nessuno come lei riusciva a trasmettere il senso di libertà che significa essere “orange”. Aveva carisma, creatività, entusiasmo, era una vera e propria fabbrica di idee».

«E poi cos’è successo?» domandò Violet.

«Successe che Tiger lasciò tutto in mano alla community, perché il suo obiettivo era un gruppo autogestito, senza leader, e si ritirò nel sud della Spagna dedicandosi alla famiglia e alla scrittura».

«E poi arrivò lei» lo interruppe Kimberly «con le sue idee rivoluzionarie e il suo pericoloso fascino».

«Aspettate un secondo» disse Violet «ne parlate come se la conosceste, ma stiamo parlando di un secolo fa, o sbaglio?»

«Non sbagli» disse Alan «ed è proprio questo il punto, Nausicaa è stata la prima viaggiatrice del tempo nella storia».

Violet non capiva, ma non rispose subito, doveva elaborare tutte quelle informazioni e cercare la logica in quell’apparente disordine. 

«Il Fenix è stato fondato da lei, tutta la rete di Orange Romance nel territorio nazionale è opera sua, ma il suo più grande segreto è un altro» disse Kimberly.

Violet rimase col fiato sospeso, ma era come se in cuor suo sapesse già la risposta.

«È lei la fondatrice di Psychonet».

Kimberly e Alan si scambiarono un rapido sguardo, mentre Violet, ancora confusa, cercava di capire il senso di quell’intricato labirinto spazio-temporale a cui sembrava non esserci logica spiegazione.

Un viaggio nel tempo non era cosa da poco, ma creare il sistema di comunicazione sul quale si fondava la società del XXII secolo non era cosa da nulla.

I viaggi nel sistema solare erano poca cosa se confrontati con la complessità di Psychonet e la sua intricata rete di neuro-trasmettitori presenti in tutto il globo.

Non c’era paese al mondo in cui non ci fosse quella tecnologia, le relazioni erano cambiato da quando Violet ne aveva memoria, il mondo era relativo, così come la percezione dello spazio e del tempo. Ma erano tutte verità che aveva appreso da quando era entrata in possesso del ciondolo di Daisy; quanti altri come lei? Chi aveva avuto la fortuna di svegliarsi da quella grande illusione chiamata Psychonet oltre a loro?

«Non capisco, veramente» disse Violet «volete dirmi che la fondatrice del sistema che stiamo combattendo è anche la nostra leader?».

«Sì e no» disse Alan sorridendo «certo che messa così sembra una cosa davvero assurda. Ma viaggiare nel tempo spesso crea paradossi che non possono essere risolti con la semplice logica, serve qualcosa di più».

«Astrazione» disse Kimberly.

«Esatto, astrazione» riprese Alan.

Violet strizzò gli occhi per concentrarsi ulteriormente, ma tutto ciò le risultava davvero difficile, non apparteneva al suo modo di ragionare, in cui tutti i tasselli corrispondevano al loro naturale posto.

«Sì, Nausicaa ha fondato Psychonet. No, non è esattamente la nostra leader perché non appartiene alla nostra epoca, ed effettivamente Orange Romance non ha mai avuto un leader, ma…» continuò Alan.

«Ma» lo interruppe Kimberly «di fatto l’ha avuto un leader. Quando nel 2020 c’è stato il golpe di São Vicente».

«A Cabo de São Vicente, in Portogallo, quasi un secolo fa è successo uno dei fatti più inspiegabili della storia dell’umanità. Lo chiamiamo “il paradosso di Psychonet”». disse Alan.

«Di cosa si tratta?» domandò incuriosita Violet.

«Del primo caso in cui il futuro ha avuto conseguenze dirette sul passato, per mantenere lo status delle cose» disse Kimberly, poi fece un lungo sospiro.

«Vedi Violet» continuò «tu sai che i varchi spazio-temporali sono una falla di Psychonet scoperta dai nostri hacker. Nessuno oltre a noi ne conosce le coordinate, nessuno oltre a noi e Nausicaa, appunto».

«E cosa successe esattamente nel 2020?» chiese Violet.

«Non sappiamo in che modo, ma siamo sicuri che ci fosse un altro viaggiatore del tempo oltre a lei, qualcuno non contaminato da Psychonet che è riuscito a rubare il primo prototipo di neuro-trasmettitore creato dalla Lambda-Industries prima di tornare indietro e sigillare il varco».

«E non può essere stata Nausicaa?» domandò ancora una volta Violet.

«Lei ha aperto contemporaneamente il secondo varco, aperto ancora oggi grazie al paradosso creato dal secondo viaggiatore».

«Non capisco» disse Violet «che paradosso?»

«C’è una sola regola per chi viaggia nel tempo» rispose Alan «non si può agire per cambiare il passato, mantenendo inalterato il futuro. Ogni azione, anche minima, ha una conseguenza uguale e contraria».

«Come la terza legge di Newton» disse Violet.

«Più o meno, ma molto più in grande, perché sono coinvolti tutti i corpi dell’Universo».

«Quindi, riassumendo, Nausicaa sapeva che avrebbe trovato un viaggiatore del tempo che avrebbe potuto rubare il prototipo di neuro-trasmettitore sfruttando i varchi spazio-temporali creati da Psychonet che lei stessa è riuscita a fondare proprio grazie a quest’azione?».

«In estrema sintesi» rispose Alan «sì».

«Ma scusate» disse Violet «a cosa poteva servirle un prototipo di un secolo prima?»

«Mai sentito parlare di crono-contaminazione?» domandò Kimberly.

«No» rispose in tutta sincerità Violet.

«Quando un dispositivo viaggia nel tempo, tende ad assumere le forme consone all’epoca in cui andrà a finire».

«Come un aggiornamento di software?» domandò Violet.

«Più o meno» disse Kimberly.

«E se fosse andato indietro?» domandò ancora.

«Sarebbe stato inutilizzabile» disse Alan.

«Chiaro, all’incirca» rispose Violet.

«Non è semplice, me ne rendo conto, ma sei stata molto brava a seguire il filo» disse Kimberly sorridendo.

Violet era ancora perplessa, ma in testa aveva ancora un dubbio che la assillava, ed era legato a Vincent.

«E non avete idea di chi fosse questo misterioso viaggiatore che nel 2020 ha fatto il golpe di São Vicente?» domandò.

«Mai saputo» disse Kimberly.

Violet ripensò a tutto ciò che aveva appena appreso, alle regole del tempo, ai paradossi e alle loro conseguenze; sentiva di essere vicina a una soluzione, ma era come se quella soluzione volesse nascondersi.

Chiuse gli occhi, e ripensò a Daisy, lei avrebbe sicuramente saputo cosa fare, la sua brillante mente riusciva sempre a trovare soluzioni laddove gli altri vedevano solo buio. Così ricordò una delle tante poesie che Daisy scriveva sul diario durante le lunghe sessioni di laboratorio serali:

Il silenzio fa rumore più degli spari
Anche le ombre più nascoste sono reali
Certi angeli non hanno ancora le ali
Combattendo quello che ci rende tutti uguali
Abbiamo corso sempre, anche controvento
Rincorrendo una chimera col motore spento
E anche ora con il tempo che scorre a rilento
C’è chi non si ferma, va da zero a cento.

E anche in quel silenzio, dove le ombre facevano paura e sembrava di trovarsi su un binario morto, Violet sapeva che non poteva fermarsi, doveva continuare a cercare: lo doveva a Daisy, lo doveva a Vincent.

«Posso farti un’ultima domanda sul misterioso viaggiatore del 2020?» domandò Violet.

Kimberly annuì.

«Se si trattasse di Vincent?»

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Andrea Caenazzo